21 May 2019

Definizione agevolata: importo dovuto al netto del ravvedimento operoso

Con la Risposta all’interpello n. 141 del 14 maggio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di ravvedimento operoso contestato dall’ufficio perché contestuale alla notifica del processo verbale di constatazione impugnato, le somme versate possono essere utilizzate in deduzione dell’importo lordo dovuto ai fini della definizione agevolata della controversia pendente relativa all’atto impositivo.

IL CASO


Contestualmente alla notifica dell’atto impositivo emesso dall’Agenzia delle Entrate sulla base di un processo verbale di constatazione, la società ha provveduto a regolarizzare la propria posizione effettuando il versamento delle somme dovute mediante ravvedimento operoso.
La società, quindi, ha impugnato l’atto impositivo dinanzi al giudice tributario, ma l’ufficio non ha riconosciuto l’efficacia del ravvedimento operoso in considerazione della contestualità con la notifica dell’atto.
La società ha deciso di aderire alla definizione agevolata della lite pendente, scomputando le somme versate a titolo di ravvedimento operoso.

DISCIPLINA DI RIFERIMENTO


Il cd. “Decreto fiscale 2018” ha disciplinato, tra l’altro, la “definizione agevolata delle liti tributarie pendenti”, in base alla quale le controversie pendenti alla data del 24 ottobre 2018, attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione.
La definizione si perfeziona con il pagamento di un importo pari al valore della controversia ridotto in misura percentuale in relazione allo stato e al grado del giudizio.
Ai fini della definizione agevolata, il valore della controversia è determinato secondo le norme del contenzioso tributario:
– l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato, ovvero
– l’importo delle sanzioni in caso di controversie riguardanti esclusivamente l’irrogazione di sanzioni.
Dall’importo dovuto per la definizione possono essere scomputati tutti gli importi di spettanza dell’Agenzia delle Entrate pagati a qualsiasi titolo (tributi, sanzioni amministrative e interessi) in pendenza di giudizio, ma è esclusa in ogni caso la restituzione delle eventuali somme eccedenti.


PARERE DEL FISCO


Con riferimento all’importo dovuto ai fini della definizione agevolata della lite pendente l’Agenzia delle Entrate, con precedenti chiarimenti, ha precisato che l’importo da versare (cd. “importo netto dovuto”) si calcola al netto di somme pagate prima della presentazione della domanda di definizione a titolo di riscossione provvisoria in pendenza del termine di impugnazione dell’atto ovvero in pendenza del giudizio. Possono essere scomputati tutti gli importi di spettanza dell’Agenzia delle entrate pagati, in particolare, a titolo provvisorio per tributi, sanzioni amministrative, interessi, sempre che siano ancora in contestazione nella lite che si intende definire.
Con la Risposta n. 141/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito ulteriormente che dall’importo dovuto ai fini della definizione agevolata devono ritenersi scomputabili anche le somme versate in sede di ravvedimento operoso (considerato inefficace dall’ufficio perché contestuale alla notifica dell’atto impositivo), pur non trattandosi di somme versate a titolo provvisorio in pendenza della controversia tributaria e nonostante il versamento sia antecedente all’introduzione del giudizio.